Don Osman accolto come un divo a Roio Il prete trionfatore alla Corrida: sono commosso
Posted by Antonio Giampaoli | 2011-02-28 | Commenti: 0 | Letto 1666 volte
E ieri mattina, alle 10, era già a Roio Colle, pronto a celebrare la messa. Accolto come un divo dai suoi parrocchiani, si è commosso fino alle lacrime. Non era successo, quando dopo la mezzanotte di sabato Flavio Insinna lo ha proclamato indiscusso vincitore della Corrida.
Dunque, don Osman, sul palco di Canale 5 ha ostentato una tranquillità e una sicurezza da artista consumato. Eppure era la prima volta, a 40 anni, che lei si esibiva su un grande network televisivo, con milioni di telespettatori a seguirlo da tutta Italia.
«È vero sono entrato negli studi molto tranquillo e rilassato. Del resto, quando canto mi dimentico di tutto. E soprattutto avevo una missione da portare a termine. Fare un appello nazionale per richiamare l’attenzione sull’Aquila e sui problemi ancora da risolvere. Alla fine della trasmissione mi hanno consegnato circa 150 e-mail di congratulazioni. E tanti attestati di stima sono arrivati anche dal Venezuela, dai miei connazionali che mi hanno seguito tramite internet».
Non è che adesso si è montato la testa e vuole buttarsi nel mondo dello spettacolo?
«No, assolutamente. Ho la musica nel sangue e sto realizzando un sogno da ragazzino: ho studiato recitazione, ho lavorato come dj nelle radio. Ma poi è arrivata la svolta. Ho capito quale era la mia missione. Sono venuto in Italia nel 1993, nel 1997 sono stato ordinato sacerdote e da allora servo la Chiesa aquilana. E’ questa la mia vita».
La partecipazione alla Corrida, oltre alla notorietà, cosa le ha lasciato?
«Una cosa importantissima. Mi ha fatto conoscere tante persone, e soprattutto gli altri concorrenti. Dietro ognuno di loro, a parte le bonarie prese in giro del conduttore, c’è una storia umana, in alcuni casi anche triste. E’ stato uno scambio reciproco: li ho ascoltati, li ho spronati. E poco prima della diretta li ho invitati a prenderci tutti per mano e a pregare insieme, ringraziando il Signore per il dono che ci aveva fatto».
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